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1969 Running in Madness, Dying in Love

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Running in Madness, Dying in Love (1969)

Voto IMDB 8.3/10 - 355 voti

Titolo Originale Running in Madness, Dying in Love

Durata 77 min

Anno

Uscita 1 Sep 1969

Paese Japan

Lingua Japanese

Qualità

Direttore

Premi N/A

Genere Film

N/A Trama di Running in Madness, Dying in Love (1969)

Nove anni fa li avevo visti dal vivo al Palalottomatica durante il tour di “Black Holes and Revelations”, perciò ieri sera, per quanto mi riguarda, è stato un po’ un salto nel tempo.

Nessuna scenografia, nessuna entrata scenica a sorpresa: poco dopo le 22, mentre sugli schermi un generale nazista richiamava tutti all’ordine, Matt Bellamy, Dominic Howard e Chris Wolstenholme sono saliti sul palco di un affollatissimo Postepay Rock In Roma 2015, salutando brevemente il pubblico prima di iniziare a suonare “Psycho”.

Fin dalla prima canzone le braccia ed i piedi di tutti i presenti hanno iniziato a muoversi in perfetta sincronia, mentre i Muse eseguivano in maniera impeccabile ogni passaggio della scaletta, senza sbavature o improvvisazioni.

Il livello di attenzione e di fomento è rimasto invariato per tutta la durata del concerto, come l’accuratezza smodata del trio inglese, che in due ore ha raccolto la maggior parte dei suoi più grandi successi, fatta eccezione per i primi di “Showbiz”, e li ha legati indissolubilmente alle ultime uscite. Le prime canzoni, soprattutto “Supermassive Black Hole”, “Plug In Baby”, “Dead Inside” e “Hysteria”, inframmezzate da citazioni dei Led Zeppelin per gradire, hanno provocato una generale perdita di conoscenza, tutt’altro che metaforica per qualcuno degli irriducibili arrivati nelle ore più calde della giornata.

A seguire, dopo un momento contemplativo su “Citizen Erased”, i Muse hanno eseguito in successione “Supremacy”, “Starlight”, “Time Is Running Out” e “Reapers”, prima di lanciare in aria palloni giganti e stelle filanti sugli acuti di “Madness” e “Mercy”, per poi chiudere in bellezza con l’incalzante “Knights of Cydonia”.

L’entusiasmo incontenibile che agitava Bellamy nove anni fa sembra esser stato eclissato dalla meticolosità e dalla sensazione di dover dare ai fan esattamente ciò che desiderano e che già conoscono a menadito: nulla di più o di meno delle voci e dei suoni che sono stati registrati in studio. Comunque sia, ci vuole bravura e talento anche per riprodurre fedelmente ciò che è stato inciso.FONTE